Napolitano G. storia

 

                                                                                                        GIORGIO     NAPOLITANO


        

L'ex presidente della Camera, ed ex leader dell'area riformista del Pci, Giorgio Napolitano Antifascista della prima ora. Comunista riformista sin dagli anni '60. Presidente della Camera, ministro degli Interni e infine senatore a Vita. La carriera politica di «Re Umberto», come qualcuno lo chiama per la somiglianza con l'ultimo dei sovrani regnanti e per i modi di fare misurati » Forum » Foto di una vita


 
Giorgio Napolitano, 81 anni il prossimo 29 giugno, (è nato a Napoli nel 1925), soprannominato «Re Umberto» per la somiglianza fisica con l'ultimo Savoia regnante, è un dirigente comunista di lungo corso e uno dei padri della Repubblica antifascista.
Fu per molti anni il leader dell'ala amendoliana e riformista del Pci, contrapposta prima e dopo la segreteria Berlinguer alla sinistra interna guidata da Pietro Ingrao. E proprio a Ingrao si deve la genesi del termine spregiativo di «migliorista», riferito a quei comunisti (lo stesso Napolitano, Macaluso, Cervetti, Chiaromnte) che lavoravano per l'unità con il Partito socialista e per il definitivo rifiuto della mitologia rivoluzionaria.

PARTIGIANO
Dopo la laurea in giurisprudenza fondò nel 1942 un gruppo antifascista e comunista che nel corso della Seconda guerra mondiale prenderà parte a numerose azioni contro i nazisti. Nel 1945 aderisce al Partito Comunista Italiano, di cui fu segretario federale a Napoli e Caserta. Eletto deputato nel 1953, successivamente è responsabile della commissione meridionale del Comitato centrale del PCI, di cui diviene membro a partire dall'VIII congresso (1956).

Dopo essere entrato, a partire dal X congresso, nella direzione nazionale del partito, dal 1976 al 1979 ne fu responsabile della politica economica mentre dal 1986 al 1989 ne dirige la commissione per la politica estera e le relazioni internazionali.
Esponente della corrente moderata e socialdemocratica nel luglio del 1989 fu ministro degli esteri nel governo-ombra del PCI, da cui si dimette all'indomani del congresso di Rimini, in cui si dichiara favorevole alla trasformazione in Partito Democratico della Sinistra.

Fu anche il primo dirigente comunista invitato negli Stati Uniti dove i circoli democratici mostrarono un certo interesse. Napolitano non poteva non essere uno dei più convinti sostenitori della svolta della «Bolognina», provocata dal crollo del muro di Berlino. Dopo la nascita del Pds ha lavorato con successo per un ingresso del nuovo partito nel Pse, e ha portato avanti l'idea di creare in Italia un grande partito socialista.

PRESIDENTE DELLA CAMERA E MINISTRO DELL'INTERNO
Più volte capogruppo alla Camera dei Deputati del PCI, dal 1989 al 1992 è stato parlamentare europeo, e proprio nel 1992 venne eletto Presidente di Montecitorio al posto di Oscar Luigi Scalfaro, che divenne Presidente della Repubblica Italiana.
Successivamente, Romano Prodi lo nominerà Ministro dell'Interno del suo governo nel 1996.
Un dirigente dell'ex Pci al Viminale era una novità assoluta, impensabile ai tempi della Prima Repubblica, ma non suscitò alcun scalpore, tanto quel nome era stimato anche dagli avversari.
Dopo la caduta dell'esecutivo guidato da Prodi, è stato europarlamentare dal 1999 al 2004 tra le fila dei Democratici di Sinistra.
Nel 2005 è stato nominato senatore a vita dal Presidente della Repubblica Carlo Azeglio Ciampi.

NON ANCORA IN PENSIONE
A Montecitorio Pier Ferdinando Casini ha organizzato una festa in suo onore alla presenza anche del Capo dello Stato e lo ha nominato presidente della neonata Fondazione della Camera. Una cerimonia che lo ha commosso, mettendo a dura prova il suo tradizionale aplomb un pò aristocratico.
Ma Napolitano, pur avendo chiuso con la politica attiva dal febbraio 2004, quando non si è più ricandidato al Parlamento europeo, non ha smesso di far sentire la sua voce critica e il 15 luglio scorso al Consiglio Nazionale dei Ds ha firmato, insieme a Fabio Mussi e Cesare Salvi, un ordine del giorno in cui si invitava il partito a vigilare sulla moralità in politica criticando gli orientamenti di alcune regioni governate dal centrosinistra a moltiplicare gli incarichi.
Quell'ordine del giorno unitario, mentre infuriava la polemica su Unipol, ha fatto molto rumore e l'anziano leader ha dimostrato di non sentirsi in pensione.

Infatti, dopo la vittoria risicata dell'Unione alle politiche del 2006, è individuato come uno dei papabili successori di Carlo Azeglio Ciampi alla carica di Presidente della Repubblica.
Il 7 Maggio 2006, un giorno prima delle votazioni, è candidato ufficialmente dall'Unione, coalizione politica vincitrice delle ultime elezioni, al posto di Massimo D'Alema.